Picking in magazzino: per ordine, per lotto o per zone?
Cos'è il picking, i tre modi di organizzarlo e quando conviene ciascuno, con un esempio sulle fermate davanti allo scaffale e i due lavori invisibili che lo tengono in piedi. Con il video.
di Danilo Puglisi4 min di lettura

In questo articolo
Lo stesso magazzino, con gli stessi ordini, può fare molta strada o molta meno: dipende da come organizza il picking. Per ordine, per lotto o per zone, la scelta dipende da quanti ordini hai, da quante righe ha ciascuno e da quanto è grande il magazzino. Il picking è il prelievo dagli scaffali della sola merce richiesta da ogni ordine, ed è la fase in cui il magazzino trasforma la merce a scorta in un collo pronto da spedire. Qui trovi i tre metodi messi a confronto, un esempio con i numeri che mostra cosa cambia, i due lavori invisibili che lo tengono in piedi e, in testa all'articolo, il video in cui lo spiego a chi entra in magazzino per la prima volta.
Cos'è il picking in magazzino?
Picking in inglese vuol dire « raccogliere ». In italiano si dice prelievo. La dispensa sui sistemi di picking di Fabrizio Dallari, per il corso di Gestione dei processi logistico-produttivi della LIUC, lo definisce come prelievo selettivo di singoli articoli da scaffali o da contenitori per allestire ordini.
Tutto parte dalla lista di prelievo, su carta o su terminale, che dice tre cose: cosa prendere, quanto e dove. Il « dove » è l'ubicazione, cioè corsia, campata e livello. Senza ubicazioni codificate il prelievo si fa a memoria, e funziona solo finché lavora chi se la ricorda.
Per ordine, per lotto o per zone: le differenze
Per ordine. Ogni operatore prende un ordine e lo prepara tutto. Secondo la dispensa della LIUC la missione di ciascun operatore è evadere un ordine completo o una frazione di ordine. È il metodo più semplice da organizzare e da controllare.
Per lotto. Si raccolgono insieme gli articoli di più ordini in un giro solo, poi si smistano per cliente. Fra i vantaggi la dispensa elenca meno fermate, prelievi più ravvicinati e un controllo in più al momento dello smistamento; fra gli svantaggi, più tempo e spazio per lo smistamento, un'organizzazione più complessa e il rischio di scambiare la destinazione.
Per zone. Ogni operatore lavora una sola zona e mette nel contenitore dell'ordine solo gli articoli della sua; il contenitore passa poi alla zona successiva. È la soluzione dei magazzini grandi, dove nessuno potrebbe girarli tutti in un turno.
| Per ordine | Per lotto | Per zone | |
|---|---|---|---|
| Quando conviene | pochi ordini, molte righe ciascuno | tanti ordini piccoli con articoli in comune | magazzino grande, tanti articoli |
| Cosa guadagni | semplicità, controllo diretto | meno strada e meno fermate | nessuno attraversa tutto il magazzino |
| Cosa paghi | tanta strada con ordini piccoli | smistamento e rischio di scambi | coordinamento fra zone |
Non c'è un metodo migliore in assoluto. La dispensa lo dice in termini di costi: si sceglie la logica di picking che minimizza i costi complessivi, guardando il profilo degli ordini e il piano delle spedizioni.
Un esempio con i numeri: cosa cambia col lotto
Esempio inventato. Un piccolo magazzino che rifornisce negozi deve preparare 20 ordini da 3 righe ciascuno, e tutti gli ordini pescano fra gli stessi 12 articoli.
| Per ordine | Per lotto | |
|---|---|---|
| Fermate davanti allo scaffale | 60 | 12 |
| Giri del magazzino | 20 | 1 o 2 |
| Pezzi da smistare a fine giro | 0 | tutti, divisi in 20 ordini |
Col lotto le fermate scendono da 60 a 12, ma compare un lavoro nuovo: lo smistamento, che vuole un banco, dei contenitori etichettati per cliente e qualcuno che controlli. Se gli ordini fossero 3 da 20 righe tutte diverse, il lotto non farebbe risparmiare quasi niente e aggiungerebbe solo lo smistamento.
I due lavori che nessuno vede
Il riassortimento. La zona di prelievo si svuota. Se nessuno la riempie portando la merce dalle scorte alle postazioni, il prelievo si ferma anche con il magazzino pieno. È un lavoro che va pianificato con un orario e un responsabile, non lasciato a chi passa: altrimenti si fa quando l'operatore trova la casella vuota, cioè nel momento peggiore.
La posizione degli articoli. I posti più comodi, vicini alla spedizione e ad altezza d'uomo, vanno agli articoli che escono più spesso; quelli lenti vanno nelle posizioni meno centrali. Se l'articolo più richiesto sta in fondo, ogni ordine costa una camminata in più, tutti i giorni. È lo stesso ragionamento della differenza tra FIFO e FEFO: dove metti la merce decide come la prelevi.
Come si misura il picking?
Con due numeri insieme: quante righe d'ordine prepara un operatore in un'ora e quante righe escono sbagliate, per articolo o per quantità. Uno senza l'altro inganna: un reparto che corre e sbaglia sposta il lavoro sul cliente che riceve la merce sbagliata, e poi su chi gestisce il reso e la nuova spedizione. Un errore di prelievo, così, si paga due volte.
Lo strumento aiuta, ma non sostituisce il metodo. Si preleva ancora con foglio e penna in tanti magazzini piccoli; con un terminale che legge il codice a barre, il sistema dice dove andare e conferma che l'articolo preso è quello giusto; con la voce in cuffia l'operatore ha le mani libere e conferma a voce; con le luci sugli scaffali si accende la casella da cui prendere. Cambia il modo, non il principio: posto giusto, quantità giusta, conferma. Un terminale messo su ubicazioni sbagliate guida l'operatore all'errore più in fretta.
Se in magazzino il prelievo va a rilento, prima di cambiare metodo guarda tre cose: le ubicazioni sono scritte e giuste? Il riassortimento ha un orario? Gli articoli più venduti sono nei posti più comodi? E se un collo arriva al negozio con un errore, la firma con riserva al ricevimento è l'ultima occasione per fermarlo.
Domani prendi la lista di prelievo di un giro qualunque e conta le fermate: quante sono per lo stesso articolo in ordini diversi? Se sono tante, hai trovato il primo motivo per provare il lotto.
Fonti
- Sistemi di picking — Prof. Fabrizio Dallari, LIUC Università Cattaneo
Scritto con l'assistenza dell'AI, rivisto e approvato da Danilo Puglisi il 29 ottobre 2026. Come nascono questi articoli.
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